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martedì 3 gennaio 2012

Un miliardo di download di app in una sola settimana



Nella settimana fra natale e capodanno 2011 sono state scaricate circa 1,2 miliardi di app ( principalmente fra Android e iOs) e sono stati attivati circa 20 milioni di dispositivi. Il record di download lo detengono gli Stati Uniti con ben 509 milioni, al secondo posto la Cina con 99 milioni e al terzo posto la Gran Bretagna con 81 milioni. L’Italia è al nono posto con 25 milioni di download dopo l’Austria ( 28 milioni di download). 

Sempre secondo Flurry questo fenomeno, ovvero del superamento del miliardo di app a settimana, sarà ben presto cosa comune, tuttavia io non sono del tutto d’accordo.
Nella settimana di Natale sono molti i telefoni regalati e ormai anche i più economici hanno a disposizione un market di app dedicato, poi non bisogna sottovalutare le promozioni che vengono fatte dai diversi Store ( come i 12 giorni i iTunes), quindi credo che difficilmente il fenomeno potrà verificarsi così frequentemente. 

Naturalmente gli Stati Uniti sono al primo posto, tuttavia è da notare come la Cina ormai abbia in quasi tutti gli aspetti economici eguagliato o superato i paesi occidentali. Certo noi Europei siamo in numero minore rispetto ai Cinesi, tuttavia persistono nelle nostre menti ancora quelle immagini di cinesi poveri che portano i turisti sui risciò, ecco evidentemente non è più così. A mio parere è evidente che in paesi come la Cina stia avvenendo un processo inverso rispetto al nostro, mentre da loro sempre più persone si aumentano il loro tenore di vita, arricchendosi ( chi più chi meno), da noi invece aumenta sempre di più il divario fra ricchi e poveri.

I dati sono stati pubblicati da questo sito ( qua).

State connessi, state felici!!!

domenica 30 ottobre 2011

CRISI ECONOMICA: LE PROPOSTE DEL GOVERNO BERLUSCONI

Torniamo a occuparci della crisi economica, e stavolta restiamo in casa e andiamo ad analizzare le ultime proposte del governo Berlusconi per la risoluzione della crisi. Andiamo ad analizzare la fantomatica lettera che il Presidente del Consiglio ha mandato a Bruxelles tre giorni fa e che, idealmente, conteneva le soluzioni adatte per uscire dal tunnel della crisi economica.
La lettera inviata al Consiglio dell'UE ha ribadito in realtà quelli che erano i progetti nell'aria da tempo. Amaro ma azzeccato il commento di Bersani: "nulla di nuovo".

Quali sono queste proposte? Si parla, riguardo al mondo del lavoro, di favorire l'occupazione femminile e giovanile tramite contratti di apprendistato per contrastare il lavoro in nero e di favorire le aziende che assumeranno nelle zone indicate come le più svantaggiate. Arriva poi uno dei nodi dolenti, che ha suscitato l'indignazione dei sindacati: è prevista, entro maggio 2012, una riforma della legislazione lavorativa che prevede licenziamenti per motivi economici nei contratti a tempo indeterminato. In pratica, anche il lavoratore con la certezza di un posto a vita potrà essere mandato a casa e essere costretto a pagare sulla propria pelle le difficoltà di un'impresa e di un governo. La mobilità prevista poi anche per i lavoratori statali, che potrebbero, se venisse approvata la norma, essere mandati in cassa integrazione come tutti i lavoratori dipendenti di imprese, aziende ecc.., sembra distruggere così anche una delle ultime scialuppe di salvataggio del mondo del lavoro italiano, il posto a tempo indeterminato, che non sembra più così indeterminato.
Sulle pensioni, poi, le proposte sono quelle che già erano state avanzate dal governo: età pensionabile alzata progressivamente a 67 anni (quando, per inciso, tanti parlamentari vanno in pensione a poco più di quarant'anni e a 8.000 euro al mese). Ripetute anche le proposte reduci dell'ultima manovra finanziaria, come ad esempio la cancellazione delle province come enti statali e la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi.
Per quanto riguarda invece l'aspetto puramente economico, la proposta più importante è la dismissione del patrimonio pubblico, la cessione di "parti" di beni pubblici a privati. L'idea è vecchia, fu messa in pratica col processo della cartolarizzazione già da fine anni '90.
In conclusione: la lettera sembra essere stata bene accolta dall'UE, che però ha previsto proprio oggi il progetto di una rete di salvataggio in caso di peggioramento delle condizioni di Italia e Spagna. Sintomo del fatto che la missiva non è stata del tutto convincente per i mercati.
A me, che non sono un economista, pare che ancora una volta le misure del governo Berlusconi vadano a colpire sulle classe più in difficoltà, ignorando il fatto che non sono i lavoratori ad aver provocato la crisi; sembrano essere sempre loro, però, a doverla pagare. Anche la garanzia del posto fisso sembra dover sparire, quale potrà essere la sicurezza per il futuro dei giovani italiani nel mondo del lavoro?

sabato 29 ottobre 2011

Ave Google, internauti te salutant


Riprendiamo la nostra rubrica sulla crisi, questa volta più in generale e dal punto di vista del consumatore. Come  suggerisce il titolo, sebbene la maggior parte dei cittadini fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese a causa della maggiore tassazione per contrastare il debito pubblico, sembra che i visitatori del web in Italia continuino ad aumentare, così tutti i nuovi utenti vanno a riempire quest’enorme arena aumentando il fatturato delle aziende che lavorano in Internet.

 Quali sono le aziende che realmente approfittano della crisi per creare profitto? 

Ecco un ipotetica storia di come un capofamiglia italiano riesce a perdere tutto nella speranza di guadagnare con internet.

La fetta più grande di aziende che generano reddito attraverso il web  è composta dalle società che gestiscono servizi di scommesse e gioco d’azzardo. Questi siti, che in alcuni aspetti sono già stati trattati dal nostro blog, stanno proliferando sempre di più e oramai nemmeno io, che li seguo da sempre, non so esattamente quanti ce ne siano. Mi piace definire il ruolo di questi siti quello di “raschiatori”, ovvero prosciugano i liquidi che i singoli o le famiglie avevano tentato di risparmiare. Naturalmente le persone, avendo paura della crisi incombente, sperano di poter aumentare il loro danaro nella maniera più rapida possibile e così si affidano al gioco d’azzardo.

 Il ragionamento, sebbene possa avere una sua logica, infatti teoricamente con piccole cifre si può guadagnare molto, presenta una fallacia ovvero la bassa probabilità di vincita. E voi direte che non ce nulla di strano,  ognuno sà che la probabilità di vincere è bassa, niente di più vero tuttavia tutti continuano a giocare. Semplicemente perché la mente umana tende, in queste circostanze, a essere più ottimista, troppo ottimista tanto da credere: “ molti perdono, ma molti vincono e io sarò sicuramente fra i vincenti”. Naturalmente tutti perdono prima o poi e, infatti, il problema più grande non è perdere una volta ma il continuare a perdere, cosa che succede sempre.

A questo punto il capofamiglia che già aveva problemi economici, si trova anche i risparmi quasi del tutto prosciugati e vi chiederete chi gli riuscirà a far spendere anche le ultime centinai di euro?

I “motivatori” ovvero quei siti con nomi sempre simili: “guadagna col web”, “guadagna col nostro sistema testato”, “diventa ricco con poche e semplici mosse”. Vorrei che voi faceste una ricerca su google inserendo questi nomi e poi cliccatene un po’ ( posso dire queste cose perché l’ho fatto anche io, a chi non piacerebbe avere soldi facili?)e noterete che sono tutti blog che riportano quasi sempre le stesse notizie e che cercano di insegnare tutto e niente nei loro articoli, ma guarda caso vi danno la possibilità di comprare “miracolosi” libri che vi ispireranno nel trovare la strada giusta per la ricchezza. Possono offrire anche corsi fatti da loro a cifre esorbitanti, tuttavia non cascateci … come fanno delle persone che non hanno nemmeno una laurea ( se ce l’hanno è in informatica) a insegnarvi quelle strategie marketing che vi porteranno alla fortuna? Con questo non voglio dire che siano degli stolti, infatti il loro sistema di vendita l’hanno trovato e guadagnano anche bene, ma non credo che vi insegneranno mai niente di buono, poi per carità nel provare a guadagnare utilizzando internet  non c’è nulla di male, anche noi abbiamo postato alcuni modi su come fare, l’importante è non comprare guide e corsi che sembrano miracolosi da questi siti.

Chi ci rimane? 

Ora mai il capofamiglia non ha più soldi, li ha sparsi in giro ingrassando i “parassiti” della crisi e non gli rimane più danaro, quindi può solo rivolgersi ai prestiti online. 

Qua il giro di affari è alto ed è gestito sia da piccole banche, sconosciute, sia da banche più grandi e note.
C’è poco da dire, tutti sapete com’è la storia: alti tassi d’interesse e poco contatto umano da parte delle banche. Ci rimane solo da sperare che il nostro ipotetico capo famiglia riesca a ripagare i suoi debiti, altrimenti andrà arricchire l’ultima categoria, quelli dei venditori di corde …

Domani troverete l’ultimo approfondimento della settimana, poi come sapete il tema cambierà, chissà cosa sarà, lo scoprirete stando:

connessi, state felici!!!

giovedì 27 ottobre 2011

CRISI ECONOMICA ITALIANA: CHE RUOLO HA LA GERMANIA?

La sede della Bundesbank

In questo periodo, è ormai accertato che la condizione economica europea dipende soprattutto dal funzionamento del sistema tedesco. Ma perchè la Germania in questo momento è così importante per tutta l'Eurozona, e soprattutto per l'Italia?
Quando ad agosto la crisi si è amplificata andando a colpire fortemente i mercati italiani, già indeboliti da tempo, la BCE stabilì che tutti gli stati Europei avrebbero dovuto acquistare titoli di stato dell'Italia (BOT, CCT, BTP..) al fine di alleggerirne la pressione economica nel momento più difficile. La Bundesbank, la banca centrale tedesca, si è accollata la maggior parte delle obbligazioni finanziarie, costretta dalla BCE per il semplice fatto che in quel momento, come adesso, era lo stato in grado di assorbire meglio il colpo; il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, si è detto varie volte contrario al piano varato dall BCE.
L'Italia, nel frattempo, ha stampato carta moneta per coprire il suo deficit, accendendo una sorta di "mutuo" con la BCE, cosa che era già stata fatta in precedenza da Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo. I finanziamenti provenienti dalla Bundesbank per l'acquisto dei titoli di stato (non solo italiani, ma in gran parte) sono saliti a settembre a 59 miliardi (!) di euro. Ora, essendo ancora cresciuta la necessità di coprire i debiti pubblici dell'Italia, la Germania si è trovata, in ottobre, in segno negativo rispetto alla BCE. Praticamente, non riesce più a coprire quello di cui avevano bisogno l'Italia e gli altri stati in difficoltà. Qual'è il grosso problema adesso? Non tanto la situazione della Bundesbank, che dovrà fare in modo di ripareggiare i suoi conti, ma il fatto che questa ha il diritto di poter richiedere indietro i soldi prestati alla BCE in qualsiasi momento. E allora, cosa succederebbe all'Europa? Per questo, dunque, si dice che adesso la Germania è l'ago della bilancia della situazione europea, in particolare di quella italiana. In questo momento la Germania sta frenando, rischiando di dare una spallata definitiva a Irlanda, Spagna, Grecia e Italia, che è, diciamo, l'ultima ad aver bussato alla porta tedesca e per questo la più indiziata come causa della frenata. Non va dimenticato che la Germania si è accollata anche praticamente l'intero debito greco: la differenza è che, in questo momento, la Grecia sta provando a rimettersi in carreggiata con misure forti (e, certamente, impopolari) e anche con un'idea che è circolata nei giorni scorsi in quel di Bruxelles: restituire i soldi alla Germania sotto forma di energia.
Jens Wiedmann

La Grecia sarebbe infatti pronta a sfruttare il suo proverbiale sole con l'utilizzo su larga scala di pannelli fotovoltaici: l'energia ricavata sarebbe "venduta" alla Germania -tra virgolette, perchè fungerebbe da pagamento- che, non va dimenticato, ha deciso, dopo l'incidente di Fukushima, di dire basta alle centrali nucleari. Con l'andare del tempo, il fotovoltaico sarebbe anche una delle vie possibili per far ripartire l'economia greca. E l'Italia che fa? Capisco le polemiche sorte dopo il sorrisetto malizioso e l'alzata di spalle fra Sarkozy e Merkel alla domanda "siete certi che il governo Berlusconi sia in grado di mantenere gli impegni?", ma posso anche capire il comportamento dei due capi di stato. Gli impegni sono stati presi anche fra ieri e oggi con la famosa lettera inviata a Bruxelles contenente le linee base per la manovra italiana in Europa, staremo a vedere.




Dati dal "Sole  24 ore" e dal "Corriere della Sera"

Yotube e la Siae


La libertà di Internet comincia a vacillare, infatti ora anche la Siae richiede i diritti per le musiche che accompagnano i Trailer dei film, inoltre non viene fatta differenza tra i trailer caricati sui propri server e quelli caricati su YouTube e inseriti su un’altra pagina attraverso il codice embed.

Ecco cosa riporta il sito fantascienza.com:
"Varrà la pena di sottolineare alcuni punti:"l’operazione è volta semplicemente a regolarizzare situazioni esistenti di siti che pubblicano da anni video musicali, trailer cinematografici e altri contenuti multimediali che contengono musica protetta dal diritto d’autore" (parole della Ercolani): quindi non si parla solo di trailer ma di qualunque video contenente musica".

Cosa comporterà ai normali navigatori di internet?
Non dovrebbe cambiare niente, infatti saranno i gestori dei siti che dovranno pagare i diritti della Siae, tuttavia sarà molto probabile che diminuirà la presenza di trailer nei siti che non possono permettersi tariffe che vanno dai 350€ in sù ogni 3 mesi.

Come aggirare la legge:
  • “Linkare i siti esteri, in modo da non correre il rischio che la SIAE possa percepire qualcosa ugualmente”
  • Pubblicando i trailer come pubblicità, nel senso che se il produttore paga il sito per far mettere il trailer come pubblicità allora il proprietario non è obbligato a pagare i diritti alla Siae.
È difficile esprimersi, attualmente è molto facile riuscire a scaricare una musica da video di youtube attraverso siti che mettono a disposizione questo servizio e naturalmente sempre meno persono pagano i diritti, tuttavia è anche palese che la Siae fa queste azioni per pura avidità personale e solo in minima parte per tutelare gli autori. A mio parere basterebbe sviluppare una tecnologia in collaborazione con i maggiori siti che postano i video che non permetta di scorporare l’audio dal video e poi scaricarlo. Continuando a tassare e a essere sempre più rigidi non sia aiuta l’economia.
Vi consiglio di guardare anche questi due articoli, fatti dai siti che per primi hanno ricevuto la notifica dalla Siae:  qua e qua.

Vi ricordiamo che la vicenda non è ancora finita, quindi per ora state tranquilli.

State connessi, state felici!!!

mercoledì 26 ottobre 2011

Crisi europea


Il tema di questa settimana è attuale, molto sentito da noi cittadini Italiani, ma in generale, anche da tutti gli europei. Premetto io non sono laureato in economia, tuttavia cercherò di riepilogare e condensare assieme agli altri autori i pareri riguardo a questo argomento. 

Iniziamo questo approfondimento con immagini pubblicate dal The New York Times riguardo ai debiti degli stati e le loro implicazioni.
Nell'immagine vengono mostrati gli stati altamente a rischio: prima di tutto la Grecia, poi il Portogallo, l’Irlanda e, purtroppo, anche l’Italia. In particolare è intressante sapere che le banche Francesi possiedono 365.8 miliardi di euro del debito italiano e non solo, infatti dalla figura si nota che possiedono anche parte dei debiti della Grecia, Portogallo e Irlanda. Non possiamo definire buona la situazione delle banche francesi e quindi dello stesso stato, che non ha  certamente valutato in maniera opportuna i suoi investimenti che dovevano fruttargli condizioni vantaggiose in contratti con imprese statali, contratti per l’esportazioni di energia e molto altro. 
È possibile anche vedere come il gruppo degli stati nel centro, quelli pericolosi, possano causare una reazione a catena che potrebbe coinvolgere anche nazioni che all’apparenza non sembrano essere toccate dalla crisi come la Germania e il Regno Unito. La maggior parte degli stati “a rischio” sono nel sud dell’Europa a parte l’Irlanda, anche lei afflitta dalla crisi economica ma per ragioni diverse. 

L’Irlanda alla fine degli anni ottanta si trovava in una situazione economica non buona, ma dagli anni 90 la sua economia iniziò una rapida ripresa. La ripresa era causata da grandi investimenti di multinazionali che si occupavano soprattutto di tecnologia e lo stesso New York Times parlava dell’economia Irlandese come un miracolo economico (quindi o chi curava l’articolo era poco informato o non siamo gli unici a non avere una laurea in economia).
Il boom Iralndese, tuttavia, non si è dimostrato duraturo, probabilmente perché le istituzioni non sono riuscite a controllare: il cambiamento da un economia  arretrata a un economia supermoderna basata sulla tecnologia e su Internet , la crisi del mercato immobiliare causata da alti tassi di interesse e infine la crisi economica mondiale del 2008. Tempo fa aveva trattato questo argomento anche il programma televisivo Report, tuttavia non sono riuscito a ritrovare il video in rete.

La domanda allora sorge spontanea, qualcuno ci guadagna con questa crisi?
Sì, i paesi emergenti, in particolare la Cina pronta a rafforzare il suo controllo sugli stati europei, sostanzialmente vuole intraprendere la stessa mossa che fece la Francia, però a crisi già inoltrata  nella speranza di ottenere contratti favorevoli e di aumentare le esportazioni dei  prodotti.
Potrebbe l’Europa passare sotto una più ampia influenza Cinese? Chissà, staremo a vedere. 
Domani troverete un altro articolo scritto da Marco e così potrete sentire anche il suo punto di vista.

Fonti:
The New York Times
Report (programma televisivo)

State connessi, state felici!!!
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