Torniamo a occuparci della crisi economica, e stavolta restiamo in casa e andiamo ad analizzare le ultime proposte del governo Berlusconi per la risoluzione della crisi. Andiamo ad analizzare la fantomatica lettera che il Presidente del Consiglio ha mandato a Bruxelles tre giorni fa e che, idealmente, conteneva le soluzioni adatte per uscire dal tunnel della crisi economica.
La lettera inviata al Consiglio dell'UE ha ribadito in realtà quelli che erano i progetti nell'aria da tempo. Amaro ma azzeccato il commento di Bersani: "nulla di nuovo".
Quali sono queste proposte? Si parla, riguardo al mondo del lavoro, di favorire l'occupazione femminile e giovanile tramite contratti di apprendistato per contrastare il lavoro in nero e di favorire le aziende che assumeranno nelle zone indicate come le più svantaggiate. Arriva poi uno dei nodi dolenti, che ha suscitato l'indignazione dei sindacati: è prevista, entro maggio 2012, una riforma della legislazione lavorativa che prevede licenziamenti per motivi economici nei contratti a tempo indeterminato. In pratica, anche il lavoratore con la certezza di un posto a vita potrà essere mandato a casa e essere costretto a pagare sulla propria pelle le difficoltà di un'impresa e di un governo. La mobilità prevista poi anche per i lavoratori statali, che potrebbero, se venisse approvata la norma, essere mandati in cassa integrazione come tutti i lavoratori dipendenti di imprese, aziende ecc.., sembra distruggere così anche una delle ultime scialuppe di salvataggio del mondo del lavoro italiano, il posto a tempo indeterminato, che non sembra più così indeterminato.
Sulle pensioni, poi, le proposte sono quelle che già erano state avanzate dal governo: età pensionabile alzata progressivamente a 67 anni (quando, per inciso, tanti parlamentari vanno in pensione a poco più di quarant'anni e a 8.000 euro al mese). Ripetute anche le proposte reduci dell'ultima manovra finanziaria, come ad esempio la cancellazione delle province come enti statali e la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi.
Per quanto riguarda invece l'aspetto puramente economico, la proposta più importante è la dismissione del patrimonio pubblico, la cessione di "parti" di beni pubblici a privati. L'idea è vecchia, fu messa in pratica col processo della cartolarizzazione già da fine anni '90.
In conclusione: la lettera sembra essere stata bene accolta dall'UE, che però ha previsto proprio oggi il progetto di una rete di salvataggio in caso di peggioramento delle condizioni di Italia e Spagna. Sintomo del fatto che la missiva non è stata del tutto convincente per i mercati.
A me, che non sono un economista, pare che ancora una volta le misure del governo Berlusconi vadano a colpire sulle classe più in difficoltà, ignorando il fatto che non sono i lavoratori ad aver provocato la crisi; sembrano essere sempre loro, però, a doverla pagare. Anche la garanzia del posto fisso sembra dover sparire, quale potrà essere la sicurezza per il futuro dei giovani italiani nel mondo del lavoro?

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