di Marco Bellocchio
Il rapimento Moro e le contraddizioni delle Brigate Rosse. Sono i due temi principali del film diretto da Marco Bellocchio, prodotto nel 2003 e liberamente ispirato al libro "Il prigioniero" dell'ex brigatista, ora all'ergastolo, Anna Laura Braghetti. Il film verte principalmente sulle psicologie di due personaggi, Chiara (Maya Sansa), l'unica donna complice del rapimento Moro, e, appunto, Aldo Moro (Roberto Herlitzka). Attorno a loro si dipana una trama all'osso -narrati i giorni del sequestro e l'assassinio del presidente della DC- e si sviluppano altri personaggi, mai però approfonditi come loro. Fra questi c'è Mariano, il capo dei brigatisti, interpretato da Luigi Lo Cascio, e c'è Ernesto (Paolo Briguglia), giovane poeta invaghito di Chiara che verrà erroneamente arrestato.
Il film mostra tutte le contraddizioni e i dubbi legati agli ideali comunisti espressi tramite l'uso della violenza e dell'assassinio: i compagni brigatisti pian piano cedono alla pressione del mondo politico o ai fantasmi delle proprie vite, che cercano di cancellare a colpi di slogan come "la classe operaia deve dirigere tutto". Così Chiara diventa il personaggio più fragile all'interno del gruppo di rapitori, ed è stregata dall'immensa dignità del Presidente Moro, che instaura un rapporto quasi padre-figlio addirittura con i rapitori. Moro, nel film, non è mai sopra le righe, e anzi è consapevole del suo destino e vive gli ultimi giorni della sua vita scrivendo lettere ai suoi cari, al suo partito, che però non lo riconosce più e, in pratica, lo lascia morire, e addirittura al papa. Nessuno farà veramente qualcosa di importante per cercare di liberarlo, ma Moro non si arrende, cercando una via per sopravvivere fino alla fine. Fra un dubbio e un incubo, Chiara conosce Enzo, giovane scrittore, che le presente una sceneggiatura, intitolata appunto "Buongiorno, notte": questa narra esattamente del rapimento che Chiara sta mettendo in pratica con i suoi compagni, e ne rimane folgorata. La protagonista del finale del rapimento narrato da Enzo è una donna che vorrebbe liberare il prigioniero, come è Chiara. Le visioni e gli incubi di Chiara si moltiplicano, come i suoi dubbi: più volte sogna di liberare Moro e di togliersi da quella situazione. Le paure culminano quando a casa dei rapitori giunge il parroco per la benedizione della casa: Chiara sviene, per la costernazione dei presenti. La sua complessa psicologia sfocia nel finale del film, in cui si vede Aldo Moro libero camminare sotto la pioggia, sorridendo. Sappiamo tutti come è andato il corso della storia, ma vedendo quella scena si ha l'illusione che possa essere successo veramente.
E' un film gradevole, si fa guardare, l'andamento è abbastanza veloce e si snoda in modo chiaro. Molto importanti le interpretazioni di Maya Sansa e di Roberto Herlitzka. Da sottolineare gli omaggi ai Pink Floyd disseminati lungo il film: nei momenti delle visioni di Chiara, in sottofondo ci sono l'intro di organo di "Shine on your crazy diamond" e l'assolo vocale di "The great gig in the sky".


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