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lunedì 9 aprile 2012

Perchè "Romanzo di una strage" è un film da vedere

E' da poco uscito nelle sale italiane Romanzo di una strage, l'ultimo lavoro di Marco Tullio Giordana, autore di altri film di successo quali La meglio gioventù e I cento passi.
Argomento del film sono le circostanze che portarono alla strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969 e le sue conseguenze sulla scena politica italiana
Al giorno d'oggi la vicenda resta giudiziaramente ancora senza colpevoli e piena di "misteri"
. Nel corso del film Giordana offre una versione dei fatti, quella descritta nel libro "Il segreto di Piazza Fontana" di Cucchiariello, in grado di dare un senso alla sanguinosa catena di eventi che hanno caratterizzato quel periodo della nostra storia (e quindi anche la nostra attuale società), e soprattutto in grado di additarne i responsabili.
Trattandosi questo di un articolo rivolto soprattutto a persone che non hanno ancora visto il film (ma che poi DOVREBBERO guardarlo, almeno per acquistare un minimo di consapevolezza sulla propria, recente, origine storico-politica; consapevolezza che tipicamente NON viene insegnata nella scuola italiana, per esempio nelle ore di storia durante le quali raramente si arriva a parlare di fatti posteriori alla seconda guerra mondiale), ed essendo ormai disponibili a tutti luoghi di informazione molto più dettagliati e precisi di quanto farei io, non mi soffermerò più di tanto sulla dinamica dei fatti e quindi sulla trama del film. Basti sapere a uno che va a vedere questo film e che della strage sa poco o nulla, che la scena politica di fine anni '60 era apparentemente molto diversa (l'onda rivoluzionaria del '68 si era sentita anche in Italia, il che aveva contribuito all'ulteriore accentuazione di idee radicali e a una rapida crescita dell'uso della violenza) ma che al contempo c'erano alcune analogie con la nostra scena politica, costanti nell'arco della nostra storia, come l'appartenenza del reale potere nelle mani di una minoranza (cricca?) spesso caratterizzata da un conservatorismo di fondo e da una forte avidità.
L'esplosione della bomba di Piazza Fontana fu solo una delle molte che erano già scoppiate in quel periodo (per l'appunto detto "di piombo") e che continuarono a scoppiare fino agli anni '80, rientrava nella cosiddetta "strategia della tensione". La stabilità della democrazia italiana fu spesso compromessa, non soltanto da anarchici e comunisti ma anche da alte cariche militari e filo-fascisti, come descritto nel film, per esempio attraverso la descrizione di curiosi soggetti come "il Principe" (capace di minacciare telefonicamente i maggiori capi di governo, riuniti in una sorta di cena di Tremalchione alle spalle di Moro, che fortunatamente avevano esitato a indire "le condizioni di emergenza" ideali per il colpo di stato).
La bomba di Piazza Fontana fu solo una delle cinque bombe del 12 dicembre '69, fece 17 morti e 88 feriti. Gli anarchici furono ritenuti fin da subito i responsabili, come lo erano stati per le precedenti "bombe sui treni", ma le analisi più recenti e la posizione di questo film condannano piuttosto alcuni militanti di estrema destra (tra i quali i veneti Freda e Ventura a cui è data ampia attenzione nel film e che furono effettivamente condannati, ma solo in cassazione) e lo Stato Italiano. E' emblematica, in questo senso, la voce affranta con cui Aldo Moro dà spesso sfogo nel corso del film alla sua rabbia e alla sua rassegnazione di fronte alla verità. Al termine del film tutti i personaggi principali della storia (Pinelli, l'anarchico non violento volato giù dalla finestra della questura di Milano interpretato Da Favino; Calabresi, l'umano commissario interpretato da Mastandrea, ennesima vittima, nel '72, di questo vortice di morte; e lo stesso Moro, che, con prove alla mano della colpevolezza dello Stato sulla strage, scieglie di tacere e rassegnarsi) mi sono tutti parsi vittime di qualcosa più grande di loro, intoccabile e intangibile.
Talvolta questa è la sensazione che si prova anche oggi, specialmente alla luce degli scandali, nuovi ogni giorno di colore politico ed entità, o delle ingiustizie perpetuate dalle criminalità organizzate, altro cancro sempreverde e particolarmente attivo negli ultimi anni.
L'invocazione alla semplicità e alla trasparenza è l'ultimo indizio che io ho saputo trovare in questo film sorprendentemente attuale e illuminante...a voi la scoperta di nuovi e più personali riflessioni.

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