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mercoledì 2 novembre 2011

"THE HUNTER" E L'HEAVY METAL DEI MASTODON

E' uscito il 27 settembre il quinto capitolo della discografia dei Mastodon: la band, formatasi ad Atlanta nel 2000, è cresciuta passo passo nel mondo dell' heavy metal arrivando a insidiare, come popolarità, i mostri sacri Metallica, Slayer, Anthrax e Megadeth. Successo meritato, frutto di uno stile musicale e compositivo che si rinnova e che è capace di modellarsi su generi diversi.

The Hunter è un cd roccioso, immediato: la durata media delle canzoni è di meno di quattro minuti, non c'è più la fortissima componente progressive di "Crack the skye", ma si parla praticamente soltanto di heavy e trash metal. E' il secondo non concept dopo "Remission", è il primo album che non contiene rimandi a elementi classici ed è un cd che si stacca nettamente da "Crack the skye": è un ritorno alle orgini, molto più simile a "Blood Mountain" o a "Leviathan" che al capolavoro del 2009. Per me è in qualche modo anche un'inversione stilistica: "Crack the skye", che considero uno dei migliori album degli ultimi anni in assoluto, aveva una raffinatezza di suoni e di arrangiamenti che non si ritrovano assolutamente in "The Hunter".
Per i detrattori dell'album precedente (che sono però davvero pochi), "The Hunter" rappresenterà un ritorno alle origini.
Il cd si apre con tre pezzi veloci, massici: "Black tongue" e "Curl of the blur" (i due singoli) e per finire "Blasteroid", la canzone più breve e più incalzante dell'album, nonchè una delle meglio riuscite, con riff tecnici e veloci e la giusta cattiveria. Anche i precedenti due brani sono di ottima fattura e di stampo decisamente heavy metal. L'ascolto si disperde un pò con "Stargasm", che in alcuni punti sembra riprendere il sound di "Crack the skye", senza però riuscire a svilupparlo adeguatamente: il risultato sono quattro minuti e quaranta che non sembrano arrivare da nessuna parte. In "Octopus has no friend" si riprende il discorso interrotto con "Blasteroid", anche se il pezzo ha momenti più leggeri, e nel complesso è meno trascinante dei tre iniziali. I due brani che seguono costituiscono la parte migliore dell'album: prima "All the lifting shadows", con un inizio molto veloce e uno sviluppo vario, interessante e tecnicamente di gran livello; poi la title-track "The hunter", il pezzo più progressive dell'album, con atmosfere nebbiose e mistiche che culminano nell'assolo che si sovrappone al cantato nel finale. E' anche il secondo brano più lungo.
"Dry bone valley" è un altro tipico pezzo heavy metal, che comincia a stuccare se ascoltato dopo tutti gli altri. Molto più interessante è "Thickening", che si apre con un' introduzione strumentale e cambia poi improvvisamente ritmo quando inizia il cantato: nella sua interezza è mutevole, imprevedibile e affascinante. Con "Creature lives" (che sembra tanto avere una citazione della risata di "Dark side of the moon" dei Pink Floyd) si ha la sorpresa di Brenn Dailor che canta per l'intera durata della canzone: l'andamento è ballabile ma a tratti noioso. Cattiva e godibile è "Spectrelight", scritta col leader dei Neurosis Scott Kelly: tre minuti di trash metal che a tratti ricorda addirittura gli Slayer. "Bedazzled fingernails" ha andamento saltellante e nonostante la brevità non è immediata come potrebbe. L'album si chiude con "The sparrow", che è il brano più lungo e che si pone sulla stessa linea di "The hunter", atmosfere nella prima parte mistiche che poi diventano più aggressive sfociando nell'assolo e poi ritornano cupe nel finale. Ben fatto.

Che dire, all'ascolto mi è sembrato che in "The hunter" ci potesse stare qualcosa di più, forse quello stile sperimentale dei lavoro precedenti o forse quella canzone che in particolare colpisce più di altre. E' sicuramente un bel lavoro, ma le strutture delle canzoni mi sono parse a volte ripetitive e assomiglianti a sè stesse. Rispetto a "Crack the skye" lo considero, come detto, un gradino sotto e con alcune idee in meno.
Voto: 7

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